Prenotaristorante

Primo Piano | 06.06.2011 | Commenta

Pancia mia fatti capanna… con lo gnocco fritto

Piadina romagnola, ragù alla bolognese, passatelli in brodo, cotolette alla bolognese, e ancora i mandorlotti o il savor per chiudere in dolcezza. La cucina romagnola: varia e invitante. Accettare l’invito non è mai stato cosi rapido e pratico, grazie al servizio di prenotazione online di Prenota Ristorante. Voi selezionate nel sito il ristorante di vostro gradimento, o ne scegliete uno attraverso la stringa di ricerca, lui pensa al resto. Tutte le informazioni su: http://www.prenotaristorante.com/come-funziona.asp

A questo punto, perché non presentarsi a tavola informati oltre che affamati?

Affinché i commensali possano ingannare la vorace attesa, di norma nei ristoranti servono pane o grissini. Dunque, cominceremo anche noi da lì… con lo gnocco fritto.
Prima cosa da sapere: non si tratta di un primo piatto, bensì rientra, appunto, nella categoria pane e prodotti da forno.
Seconda cosa da sapere: prodotto tipico dell’Emilia Romagna, nelle varie zone assume nomi diversi. A Parma lo conoscono come torta fritta, a Ferrara come pinzino, a Piacenza si chiama chisulén e ancora, a Modena, pasta fritta.
In ogni caso, indipendentemente dal nome, l’impasto è davvero semplice: farina di frumento, sale, lievito e strutto. In seguito alla lievitazione, l’impasto viene tagliato in piccoli rombi da immergere nello strutto bollente. Quindi i rombi vengono fritti, operazione durante la quale si gonfiano creando una sorta di rigonfiamento centrale (vagamente simile a quello di un panzerotto).

Suggerimenti: la mise più tradizionale dello gnocco fritto lo vede abbinato a salame e lambrusco, in generale, comunque, viene gustato riempiendolo a scelta con formaggi, affettati, lardo ma anche pesto alla modenese.

Semplice e saporito lo gnocco fritto vanta anche un importante riconoscimento ufficiale. Infatti, fa parte dell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, riconosciuto dalla Regione Emilia-Romagna e dal Ministero. Non vale, dunque, la pena di prenotare un tavolo accomodarsi e godere dei piccoli e saporiti rombi in attesa di una cena da leccarsi i baffi?






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