Food TV

Primo Piano | 28.12.2012 | Commenta

Invasione della tv enogastronomica in italia?

Questa è l’era dei programmi tv dedicati alla cucina e non sono pochi coloro che affermano di essere stufi di tale invasione: da qualsiasi parte si volga lo sguardo ci si imbatte in programmi tv, articoli su carta e online sulla cucina, sui prodotti tipici, sulle allergie e le intolleranze alimentari.

Se però ci si pensa bene noi stessi siamo alla ricerca ogni giorno della migliore pizzeria al taglio, della più tipica sagra di paese, di un ristorante innovativo o estremamente tradizionale.
Allora è proprio vero che questi sono i tempi dell’invasione dell’enogastronomia in Italia, o questa è proprio una caratteristica del Bel Paese e della gente che lo popola?
Valutando con attenzione, non è invece che l’Italia ha fatto da apripista per tutti i paesi che negli ultimi anni si sono buttati a capo fitto in questo settore promuovendolo al massimo e cercando di specializzarsi il più possibile? Ma da chi crediamo che abbiano tratto spunto? Cosa crediamo che abbiano studiato ed analizzato per anni per poi emularci e superarci nella promozione marketing del proprio territorio culinario?
Non ce ne siamo neanche accorti, ma, essendo la cucina uno dei punti di forza che distingue l’Italia dal resto del mondo, noi italiani abbiamo avuto la costanza di mantenere invariati i prodotti tipici, le ricette regionali, la cucina pulita e semplice (non stravolta ed imbruttita) nel tempo.

Dopo la grande industrializzazione degli anni ’70 in cui anche l’agricoltura, come tutti gli altri settori, ha subito l’invasiva introduzione della chimica, c’è stato anche per noi un momento critico: gli anni ’80 e ’90 sono stati caratterizzati dall’imperversare della pessima cucina a base di sola panna e di prodotti industriali, con un grande peggioramento della qualità della ristorazione italiana in generale.
Non si dica che il nostro paese non affronta mai le situazioni. Gli chef e i ristoratori italiani hanno ben compreso ciò che stava accadendo e sono corsi ai ripari, iniziando ad abbandonare le brutte abitudini e portando la qualità della ristorazione italiana a livelli forse mai raggiunti prima. L’agricoltura gli è andata dietro; sono aumentate le coltivazioni e di seguito le produzioni biologiche, l’uomo è tornato a lavorare i campi, sicuramente forzato anche dalla crisi economica che ha coinvolto tutto il terziario.
Ecco come paesi più ricchi del nostro o più furbi di noi hanno pensato fosse necessario seguire la stessa nostra strada. Il fatto è che forse hanno saputo farlo meglio, raggiungendo eccellenze che non ci saremmo mai aspettati dagli anglosassoni, solo per fare un esempio.

Quale poteva essere il miglior mezzo per far capire al mondo che l’enogastronomia è la felicità dei popoli e come si poteva cavalcare l’onda? Ovviamente sfruttando il canale dei mass-media analogici e digitali, al punto di trovarci attorniati dal food in ogni momento della nostra giornata con programmi televisivi come La Prova del Cuoco, Cuochi e Fiamme, Chef per un giorno, Cotto e Mangiato, Ale contro Tutti, Masterchef, Cucine da Incubo, Il boss delle torte e chi più ne ha più ne metta.

Ma ci ricordiamo che La Prova del Cuoco è nata ormai quasi 13 anni fa, in tempi assolutamente non sospetti e che programmi come Linea Blu e Linea Verde, esistenti rispettivamente dal 1993 e dal 1981, hanno sempre dedicato il proprio spazio televisivo alle peculiarità territoriali italiane ed alle ricette in cucina?

Ma ci ricordiamo che era il 1979 quando Wilma De Angelis ipnotizzava le casalinghe italiane con la preparazione di ricette in tv ed ha continuato a farlo per ben 18 anni consecutivi?
Diciamo solo allora che questo è semplicemente il momento dell’enfatizzazione ed appropriamoci finalmente del merito di aver diffuso l’importanza della dieta mediterranea e del mangiar bene in tutto il resto del mondo, tanto che il governo inglese obbliga finalmente le scuole ad adottare diete specifiche fin dall’infanzia, tanto che gli Stati Uniti d’America stanno cercando di correre ai ripari dall’obesità, tanto che l’Estremo Oriente si sta specializzando nella preparazione della pizza all’italiana.

Qual è la questione dunque? La questione è che non siamo ancora così specializzati nel marketing come lo è il Gordon Ramsay della situazione, che nell’arco di neanche un decennio è passato da chef britannico, studioso, attento, ambizioso, a chef pluristellato, ad imprenditore internazionale, a protagonista televisivo, a formatore conosciuto in tutto il mondo, Italia inclusa.
Va comunque aggiunto che i bloggers che in Italia si dedicano all’argomento e gli chef tecnologici stanno aumentando di mese in mese e questo aiuterà sicuramente, perché ormai il web e tutto ciò che esso contiene sono realtà da non trascurare più, ma che anzi, possono portarci ad avere la stessa visibilità dei nostri cari concorrenti stranieri.
Traendo le dovute conclusioni, è un bene che l’enogastronomia e la ristorazione siano al centro del panorama italiano, ne dobbiamo essere fieri e dobbiamo amplificare l’eco il più possibile e il più a lungo possibile. Chi invece non ne vuole sapere, semplicemente cambi canale.

Titania Style


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