Ma quale giapponese??!!

Primo Piano | 14.01.2013 | Commenta

Ma quale giapponese??!!

Anche stasera sono andata a mangiare al ristorante “giapponese”. Giapponese per modo di dire perché, come nel 90% dei casi, il ristorante in questione è cinese con cucina mista orientale riadattata in modo che incontri perfettamente il gusto culinario di noi italiani.

Va dato un grande merito ai cinesi se analizziamo la questione da una prospettiva ben precisa: dove si insediano e dove capiscono le tendenze ed il giro di denaro da monitorare, anzi, per meglio dire, si insediano proprio dove c’è da sviluppare lavoro. Nel caso specifico sto parlando di una città del centro Italia con 35.000 extracomunitari ufficiali, di cui la stragrande maggioranza proveniente da due province cinesi, le più povere ovviamente.
Questo popolo, ritenuto dagli italiani apparentemente incapace e poco perspicace, è in realtà molto attento ed interessato al business. Il suo fine è avere cash frusciante nelle proprie tasche e per arrivare a ciò è capace di mettere in uso un’importantissima qualità: la pazienza.
In questa città i cinesi sono entrati piano piano nel settore lavorativo principale, riuscendo a prenderne una grande fetta e poi si sono inseriti in tutti gli ambiti secondari con grande caparbietà e oculatezza. Ovviamente la città ne è risultata tragicamente trasformata, senza più la sua identità.

E’ proprio accennando a questo breve preambolo che riesco a spiegare l’evoluzione del ristorante cino-giapponese, perché nacque come cinese e, come il baco si trasforma in farfalla, divenne giapponese.

Il primo ristorante cinese della mia città nacque nel 1985 in pieno centro storico, era gestito da una famiglia: moglie in sala, marito in cucina, bambino in corsa tra un tavolo e l’altro con il suo giocattolino. Erano pochissimi i cinesi in città e per noi era tutto veramente una sorpresa e una novità, a partire dagli arredi, proseguendo con il servito per l’apparecchiatura, dall’uso delle bacchette al menù fatto di piatti incomprensibili o addirittura shockanti.
Era molto frequentato e sempre pieno, tanto da essere sopravvissuto fino a che, circa 10 anni fa, il numero di questo tipo di ristoranti salì a qualche centinaio. Poi, il primo, l’unico, colui che ha aperto la strada agli altri chiuse.

Il primo ristorante giapponese d’Italia aprì le sue porte nel 1986 a Firenze, anche in questo caso in pieno centro storico. Locale elegante, lussuoso, impeccabile, gestito per 26 anni dalla stessa famiglia che proponeva una selezione di vero menù giapponese, con piatti ricercati, costosi, inusuali, dalla qualità elevata. Chi voleva mangiare giapponese avrebbe dovuto prenotare lì.
Ciò che è veramente triste è che questo ristorante, precursore di tutti i tempi, ha chiuso l’estate scorsa, lasciando un messaggio ottimista sul sito web: dopo 26 anni ci meritiamo una vacanza anche noi; la riapertura avverrà in inverno in altra location da stabilire.

L’inverno è già iniziato da un po’, ma il ristorante suddetto non ha ancora riaperto. Continuo ad essere ottimista, ma un pensiero chiaro si delinea sempre più nella mia mente: sarà stata la temibile concorrenza dei ristoranti “cino-giapponesi” a far rinunciare definitivamente al proprio lavoro questa famiglia giapponese?

Infatti, come dicevo sopra, i ristoranti cinesi hanno preso la palla al balzo quando dall’Oriente, non molti anni fa, ha iniziato ad arrivare anche in Europa e in Italia, in maniera massiva, qualche accenno di cultura culinaria giapponese: il coinvolgimento di sedere intorno alla piastra dove un cuoco, creando coreografie incantevoli con coltelli molto taglienti e spatoline, cucina a vista, in pubblico, il piatto che proprio tu hai ordinato. E qualche tempo più tardi, il fascino di poter tentare di mangiare con le bacchette splendidi rotolini di alghe contenenti riso e pese crudo, con l’aggiunta di avocado e quant’altro, al punto di renderli così coreografici e scenografici da non avere parole.

Beh, questo fu l’avvento della cucina “giapponese” in Italia, che fin da subito è stata diffusa molto poco dai giapponesi e tanto dai cinesi, anche per una questione estremamente pratica: i giapponesi vengono in Europa a fare vacanza, i cinesi ci si stabiliscono a vita.

Il punto è che oggigiorno puoi mangiare “giapponese” ad ogni angolo di strada: il pesce crudo è diventato cosa comune, il sushi anche, la salsa di soia è più conosciuta della maionese, il prezzo di un pasto orientale è abbordabile per tutti.
Il sushi però non ha più il suo aspetto perfetto e non contiene più gli ingredienti originali: tutto è stato italianizzato, o comunque ridotto al risparmio totale, per cui ti trovi a mangiare sushi fritti, sushi contenenti surimi, maionese o formaggio fresco, salmone in quantità industriale, che sembra essere per i cinesi il pesce più economico esistente.
La domanda ovviamente sorge spontanea: cosa direbbe un giapponese se vedesse tutto ciò? Una tradizione millenaria, fatta di colori, perfezione, tagli della carne studiati per anni, sculture colorate perfette realizzate con verdure, posizionamenti nel piatto che rappresentano l’essere spirituale dentro di noi, il tutto trasformato in ingordigia di massa e di cui non conosciamo neanche il minimo particolare storico. Il fatto è che il cibo alla piastra, il riso, il pesce crudo ci piacciono proprio tanto. Anche chi pensava che non si sarebbe mai fatto catturare dalla sushimania si è ritrovato ad esserne appassionato, dando così la possibilità ai nostri concittadini cinesi di creare un nuovo settore economico, grazie alla loro capacità di analizzare, copiare, pazientare, mettendosi in gioco senza vergogna.

Credo, in tutta sincerità, che tale moda durerà ancora per parecchio, perché oramai è entrata a far parte della nostra quotidianità e forse anche della nostra dieta.
Penso, vergognandomene un po’, di aver mangiato più sushi io in questi ultimi dieci anni che un giapponese in tutta la sua vita, ma ritengo anche di non avere la più pallida idea di cosa sia un vero sushi mangiato in Giappone nel momento in cui la tradizione lo prevede.

Cari giapponesi, siate pietosi nei confronti di tutti noi che abbiamo stravolto la vostra incredibile tradizione millenaria e sappiate che, a modo nostro, è solo ammirazione, in quanto la cucina italiana e la cucina giapponese non sono poi così diverse.

Titania Style


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